Nel 1920 aprì
uno studio di fotografia a Lugano - Paradiso, in via Cattori
6. Si specializzò in ritratti, fotografie tecniche
come paesaggi e fotografie in cui si ritraevano alberghi per
pubblicazioni. Nel 1924 diventò editore di cartoline
postali. Queste ultime hanno avuto notevole importanza nella
sua produzione fotografica. Purtroppo gran parte delle stampe
e dei negativi sono andati perduti nelle alluvioni degli anni
’50. Si sono salvate le cartoline grazie ai collezionisti
e a varie pubblicazioni come “Lugano bella e nostalgica”.
Nessun altro fotoreporter svizzero si degnò di fare
l’editore di semplici cartoline e questo lo contraddistinse
dato che produsse cartoline uniche nel loro genere. Dal 1931
iniziò a collaborare con la rivista “Illustrazione
Ticinese” e poi con il "Messaggero Ticinese",
la “Schweizer Illustrierte”, con il supplemento
della "NZZ", la “Zürcher
Illustrierte" e altre testate ancora. Nel 1932 aprì
un negozio in Via Nassa. In seguito traslocò in Riva
Caccia, verso Paradiso. Si ritirò nel 1986, dopo ben
73 anni di attività fotografica. Morì nel 1998
a Lugano - Paradiso.
Lo stile
Grazie ad una piccola Agfa, ricevuta dal padre a quindici
anni, Schiefer iniziò a riprendere la cittadina di
Davos d’inizio secolo. Non sono restate testimonianze
fotografiche di quel periodo. Alcuni ritratti in stile August
Sanders scattati a Lugano denotano l’influenza delle
esperienze vissute a Monaco e Vienna dopo la prima guerra
mondiale. Amava usare una Linhof per i ritratti. Schiefer
non si considerò mai un puro fotoreporter poiché
era troppo sensibile per quel genere fotografico. Lui era
un artigiano: amava il ritratto e l’architettura. Riprese
un grande numero di alberghi a Lugano, chiese e cappelle,
portali ed entrate. Per i paesaggi usò molto una Rolleiflex
ma fu anche uno dei primi fotografi che acquistarono la mitica
Leica. Erano foto molto amate soprattutto dagli albergatori
luganesi. Si tirava un gran numero di fotografie che venivano
in seguito timbrate.
Non amando molto, come disse, il lavoro di “paparazzo”
era stato scacciato nel settembre del 1945 da Winston Churchill
che non sopportava la presenza di fotografi mentre si trovava
sul lago di Como, a Villa Apraxin a Moltrasio. Di quell’incontro
sono restate alcune immagini riprese di sfuggita.
Realizzò diversi reportage fra cui l’arrivo dall’esilio
in America di Arturo Toscanini, giunto a Milano per dirigere
alla Scala il Te Deum di Giuseppe Verdi. Schiefer fu presente
anche durante l’ammutinamento al carcere di San Vittore
a Milano. Quelle sue fotografie furono pubblicate sulle prime
pagine dei giornali.
Realizzò fotografie su tematiche locali e ritratti
di diversi personaggi famosi per “Illustrazione Ticinese”,
che sono state sovente pubblicate in prima pagina. Alcuni
personaggi che ha fotografato: i consiglieri federali Motta,
Celio, Lepori, Rubattel, Etter, Häberlin, von Steiger,
Nobs, Obrecht, Kobelt, il Generale Guisan e l'on. Canevascini.
La principessa Marie José, il re Faruk, lo scià
di Persia, i principi di Monaco, il re di Spagna, Konrad Adenauer,
Theodor Heuss, Francesco Chiesa, Giuseppe Foglia, il Maestro
Pietro Mascagni, Arturo Honegger, Beniamino Gigli, Wilhelm
Backhaus (cittadino onorario di Lugano in seguito), Alessandro
Blasetti, Han Coray, Mario Chiattone, Zarah Leander, Romy
Schneider e Alain Delon, Richard Strauss, Felice Filippini,
ecc.
Essendo riservato di natura, autentico gentleman, scelse probabilmente
per questo motivo maggiormente le riprese di paesaggi, natura
e architettura. Christian Schiefer aveva fatto molte fotografie
ai primi rifugiati italiani, civili e militari. Ha anche fotografato
i militari americani ed inglesi fuggiti in Svizzera dai campi
di concentramento italiani. Questo materiale è stato
raccolto in parte dalla Fondazione per la fotografia svizzera
di Zurigo. Sono state anche raccolte fotografie della vita
mondana dell’epoca a Campione ed alla “Romantica”
di Melide. Schiefer aveva fotografato anche Gino Bartali,
Fausto Coppi, Ugo Koblet e Ferdi Kübler.
Gino Pedroli, famoso fotografo ticinese dell’epoca,
mandò da Schiefer il figlio Ares per apprendere il
mestiere all’atelier di Paradiso. In quel periodo, Pedroli
scattò diversi ritratti di Schiefer. Saranno le uniche
foto in cui il fotografo è visto giovane rispetto alle
molte che gli faranno quasi centenario. Il suo periodo lavorativo
più fertile sono stati gli anni ’30 -’40
come per altri fotografi ticinesi quali ad esempio Pedroli.
Tutto andò bene fino alla fine degli anni ’50.
In seguito iniziò a vendere materiale fotografico ed
attrezzature accessorie. In quegli anni iniziava la passione
collettiva per la fotografia.
Schiefer si occupò anche di matrimoni e funerali oltre
che dello sviluppo dei negativi per la clientela. Grazie alla
stima che il barone von Thyssen nutriva per lui, ebbe l’occasione
di riprendere l’intera collezione d’arte alla
Villa Favorita a Castagnola.
Era un uomo modesto e non insistette mai per avere il nome
sulle pubblicazioni. Grazie al giornalista Guido Ferrari,
che lo convinse a depositare la parte indenne del suo archivio
personale all’Archivio di Stato di Bellinzona, oggi
possiamo sapere con certezza che alcune opere sono sue. Era
anche un buon amico e non esitò nel collaborare con
Vincenzo Vicari, fotografo luganese.
Negli anni ’50, quando Lugano era stata inondata varie
volte, perse gran parte del suo materiale, soprattutto i negativi
delle foto e le stampe. Il servizio fotografico che fece sull’accaduto,
intitolato: “Wassernot im Süden”, era persino
ironico.
Oggi la figlia di Schiefer, Maddalena, ha 75 anni e vive nel
Nord Italia. Non ha più fotografie del padre malgrado
sia stata la sua modella e una campionessa svizzera di scherma.
Schiefer fece molti reportage per lo sport: come sci, ciclismo,
vela e automobilismo. Riprese inoltre le gare di nuoto a Lugano-Paradiso.
Si occupò anche dell’industria riprendendo sia
l’architettura industriale che gli interni di alcuni
alberghi purtroppo oggi demoliti.
estratto della sceneggiatura di Villi
Hermann, Imagofilm Lugano 2001 © |