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Credo che il nostro cinema debba parlare di noi e non invitare a scimmiottare quello di Hollywood, realizzato solo per guadagnare, calcolato a tavolino dai cosiddetti “manager audiovisivi” i quali se vedono che non rende sul mercato non lo prendono neanche in considerazione ... il cinema svizzero si fa perché c’è un gruppuscolo di gente che pensa di aver qualcosa da dire, da comunicare, da scoperchiare, da far vedere (con la complicità di assessori culturali e della nostra televisione)....
HERMANN V., “L'apertura del cinema svizzero”, «Corriere del Ticino, Quotidiano della Svizzera italiana» 11 marzo 2000.

Villi Hermann: chi è

Nato a Lucerna, vive ora a Lugano, Svizzera. Ha studiato alla London Film School e ha lavorato per la televisione Svizzera. Ha cominciato con dei documentari e utilizza spesso questa forma, oltre agli elementi di finzione, nei suoi film.
Matlosa (1981) è stato il suo primo film di finzione per il quale egli è stato sia regista che produttore.
Nel 1980 ha fondato la Imagofilm, la sua azienda di produzioni cinematografiche.

Estratto dalla prefazione del catalogo per il Trieste Film Festival Alpe Adria Cinema 2005:
Di madre malcantonese ma originario della Svizzera tedesca, dove è cresciuto e si è formato prima di recarsi a studiare cinema a Londra, già coinvolto direttamente nell’ambiente del cinema svizzero negli anni del maggior impegno sociale, Hermann giunge in Ticino negli anni Settanta (nel decennio precedente svolge il lavoro di grafico, firmando anche alcune mostre) Il Ticino è un elemento molto importante perché per Hermann non fa solo da fondale, ma costituisce materia di indagine e di analisi.
Uno degli elementi dell’indagine e di analisi, che appare una costante del cinema ticinese e che si manifesta sin dagli inizi del cinema svizzero, è l’elemento drammatico e drammaturgico insieme alla “frontiera”, [...] come utopia di un incontro e come ostacolo difficile da superare. Ciò che Hermann sottolinea è "l’andare" e non "lo stare" dei suoi personaggi, accomunati più che dalla cittadinanza, dal dialetto, dalle abitudini di vita, dal bisogno di lavorare, nel profondo, da un’erranza che li porta ad andare oltre il loro luogo d’origine, verso le più vaste possibilità of

ferte da nuovi orizzonti. Un tipo di cinema, il documentario svizzero, che racconta la realtà nei suoi dettagli, che cerca di restituire il senso e l’atmosfera di certi luoghi, il carattere di certi personaggi, usando in modo molto libero il tempo, spesso di lungometraggio, entrando sempre nel merito delle questioni dibattute, senza l’ansia di doversi sacrificare e di compiacere al pubblico.
Di fatto, la differenza fra cinema del reale e cinema di fiction è ben poco definita: i confini fra generi sono labili e la fiction si inserisce spesso nel documentario come il documentario nella fiction. È quanto sostiene anche Villi Hermann che fra i due generi non fa distinzione. Un po’ provocatoriamente si potrebbe affermare che “il documentario è il cinema per eccellenza” per il fatto anche di non essere tenuto a rispettare i codici espressivi dominanti lasciando campo libero al punto di vista del cineasta. Si pensa evidentemente al “punto di vista documentato” di Jean Vigo, concetto che accompagna tutto il cinema di Hermann e che ci servirà da spunto per la nostra analisi dei suoi film.
Domenico Lucchini, Centro Culturale Svizzero CCS Milano

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