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Sam Gabai (in valle)
Il fatto di ritrovarsi a Campora dopo le esperienze di Milano… era una scelta di per sé di ritornare sul mio territorio. Per me il territorio è importante, io sono un pittore locale e il mio senso mi loca proprio qui.
Erano i tempi delle “rocce madri”, i tempi delle “piante su crinale” che erano poi delle “crape”. Sarebbero poi diventate “crape - teste”, “dialoghi vegetali”, cioè era già un’interpretazione non naturalistica ma di una presenza naturale per cui, in questo io ho sempre voluto sentirmi molto libero e la natura incide anche se io non lo voglio… me la ritrovo nei quadri.

Sam Gabai (in valle)
La poesia credo che aggiunga una qualità alla vita, che riesca, se riesce, se ha la qualità, a dare dei sensi, a dare un tentativo di senso o tentativo di… così di denuncia del non-senso, perlomeno in certe contingenze "umane".

Sam Gabai (studio a Vacallo)
Io credo veramente di non essere un pittore astratto, nel senso della parola, cioè io credo di essere un pittore figurale, nel senso anche che non è una figurazione… diciamo illustrativa. C’è un’immagine che cerca di significare, un’immagine che in un qualche modo possa essere anche riconoscibile, letta.

Sam Gabai (studio a Vacallo, veranda)
Vedi questo quadro era già un quadro nato solo nella parte superiore e non era malaccio, però io sentivo che era schiacciato dentro, cioè sentivo che la forma doveva avere uno sviluppo, allora ho fatto fare diciamo questa seconda tela, poi l’ho tirata su e l’ho ripreso… per farlo funzionare, e quindi è venuta una cosa strana, aerea e nel medesimo tempo molto terrena, molto terrosa direi, anche i toni su i toni del fango. I toni della terra… e così essendo una figura del genere, strana, misteriosa, e anche un “nessuno” perché non è “ritratto”, non è rappresentazione di... ma è una figura che nasce proprio nel fare pittura. Mi veniva questo “altro da sé”, questa idea di “nessuno”…

Sam Gabai (studio a Vacallo, dipingendo)
Per esempio questa nasceva da un’immagine, hai in mente Dino Campana? I Canti orfici? C’è dentro una donnona, una donnona bellissima, un’immagine di quelle pazzesche. Ed era un’immagine che… io avevo già. Proprio la donna forte, seduta, piena… qui è un’immagine pazzesca.
Ha delle incrostazioni già da tempo, e adesso è tutt’altro che finito. Questo quadro resterà lì, quando poi secca il colore, lo riprendo e lo rivedrò. Un quadro non è mai finito in modo assoluto, va visto nel tempo. Poi se c’è bisogno si riprenderà.

Estratti da un’intervista con Gabai
[…] È sempre difficile spiegare, perché un quadro non può essere spiegato, un quadro ha una dose di mistero che deve essere scoperta da chi guarda.

Samuele Gabai si riferisce alla sua opera La natura va a morire - 2004.
[…] Non è che io ho un tema e lo svolgo ed è sempre quello per un periodo… In questo caso era un’emozione… era un giorno nuvoloso e c’era una nube grigia che entrava fortissima proprio tra le piante, ed era plumbea, proprio una dimensione già di per sé psicotica ma mi sono lasciato andare… mi sono divertito e poi è uscita questa “cosa” che però nel medesimo tempo non è solo natura, perché queste piante, queste crape, in fondo si riallacciano al discorso delle “piante su crinale”, dei “dialoghi vegetali” che però ricordano anche dei mementi. C’è la forzatura di questa presenza del cranio, della crapa, è nata questa “cosa” che mi pare curiosa, mi pare piena di significato […] questa dimensione che a volte è un po’ “apocalittica”. Se io penso… mi piacerebbe chiamarlo “la morte della natura”. Insomma questo sentimento poi potrebbe anche essere “natura a morte” invece che “natura morta”.

Imagofilm Lugano, 2005

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