|
Luigi Einaudi. Diario dell'esilio svizzero
D documentario sull'esilio svizzero di Luigi Einaudi 1943-44
di Villi Hermann, Imagofilm Lugano (2000)
L'8 settembre 1943, temendo di finire come ostaggio
nelle mani dei nazifascisti, il settantenne Luigi Einaudi (economista,
intellettuale liberale, professore e rettore dell'Università di
Torino e il futuro presidente della Repubblica Italiana, il primo
dal dopoguerra) è costretto a lasciare le sue colline di Dogliani
e la sua Torino occupata dalle camicie nere e dalla Wehrmacht. Raggiunge
la Svizzera, attraversando a dorso di mulo il passo del Col Fenêtre
nella Valle d'Aosta. È 'la fuga dei popoli dinanzi al barbaro',
scrive Einaudi nel suo Diario. Il documentario Luigi Einaudi. Diario
dell'esilio svizzero prende spunto dal Diario dell'esilio, scritto
durante i 14 mesi d'esilio in Svizzera. Durante questo periodo,
vissuto fra Losanna, Ginevra, Lugano e Basilea, Luigi Einaudi annota
giorno dopo giorno non soltanto delle difficoltà pratiche della
vita quotidiana, ma anche di una fittissima rete di incontri e di
riflessioni su personalità importanti della storia italiana e svizzera,
quali Filippo Sacchi, Adriano Olivetti, Ernesto Rossi, Gianfranco
Contini, Amintore Fanfani e della famiglia Savoia, fuggita anch'essa
in Svizzera, di attivisti e di partigiani italiani rifugiati in
Svizzera a causa delle leggi razziali e dei consiglieri federali
Pilet Golaz, Celio e Motta. Annota i problemi con la burocrazia
svizzera e gli spigolosi rapporti fra gli esuli italiani. L'esilio
elvetico è per Luigi Einaudi un osservatorio privilegiato da cui
seguire le fasi finali del crollo del nazifascismo e il delinearsi
dei futuri assetti politici. Durante questo periodo Einaudi va spesso
al cinema, annota nel suo Diario d'incontri con negromanti, parla
"dei tedeschi, che fecero cose feroci contro ebrei", dei suoi rapporti
con i figli: Giulio, fuggito anch'egli in Svizzera, Roberto rimasto
in Italia e Mario che viveva in America. Diversi sono i protagonisti
incontrati dal regista, testimoni della memoria storica dell'epoca:
Renata Aldrovandi Einaudi, Roberto Einaudi, Amedeo e Eugenio Mortara,
Mario e Giovanni Ferro, Saverio Tutino, Giuseppe Di Stefano, Lucetta
Jarach Guastalla, Edgardo Sogno, Zaccaria Aldo Curtaz, Mario Ansermin,
Gérard Bolla, Ariberto Mignoli, Giorgio Bocca, Ruggero Cominotti,
Paolo Della Valle, Federico Hindermann, Giuseppe Salto, Maria Gabriella
di Savoia, Francesca Pometta . Il film esplora gli ambienti dei
testimoni citati nel Diario di Luigi Einaudi, seguendo il filo narrativo
anche di quella memoria dei luoghi, in particolare del paesaggio
circostante, rivisitato dai personaggi con forte impatto emotivo.
Il documentario è stato girato in Valle d'Aosta, lungo il confine
tra la Svizzera e l'Italia, a Milano, a Torino e nelle città svizzere
di Lugano, Ginevra, Losanna, e Basilea. Il documentario riscopre
inoltre inedite fotografie del periodo bellico del fotografo svizzero
Christian Schiefer. Schiefer nasce a Davos nel 1896 e dopo l'apprendistato
in qualità di fotografo si trasferisce nel 1920 a Lugano, dove apre
un negozio. Accanto al suo lavoro di 'fotografo di studio' pubblica
reportage per la Schweizer Illustrierte, all'epoca il periodico
illustrato più importante in Svizzera, per l'Illustrazione Ticinese
e la Zürcher Illustrierte. Muore a Lugano-Paradiso all'età di 102
anni nel 1998. Di grande interesse storico è la sequenza fotografica
del 29 aprile 1945 di Piazzale Loreto a Milano, che ritrae i corpi
di Benito Mussolini e della sua compagna Petacci appesi per i piedi
alla pensilina di un garage. Spesso queste fotografie sono state
pubblicate senza alcuna indicazione del fotografo. Per la prima
volta, si potrà vedere l'intera sequenza scattata in quell'occasione
da Schiefer. Fanno parte del documentario altre sue inedite fotografie,
che ritraggono fuoriusciti italiani e rifugiati nel settembre 1943.
Prima mondiale: Festival del film Locarno 2000
Solothurner Filmtage 2001
Mostra internazionale del Nuovo Cinema Pesaro 2001
© Imagofilm Lugano
Appunti del regista Villi Hermann, estratti della
sceneggiatura "Luigi Einaudi", 1998.
La base del documentario è il "Diario" (Luigi
Einaudi. Diario dell'esilio. 1943-1944. Edizione Einaudi,
Torino 1997). Si parte sempre dal testo scritto da Luigi Einaudi,
mantenendo anche la cronologia. Non voglio parlare di tutto il periodo
della guerra. Parlo tramite Einaudi, del quel suo periodo in Svizzera,
ben delimitato. Ma le persone intervistate possono divagare rispetto
al periodo o dai luoghi einaudiani. Anzi, spero che lo facciano.
Nel settembre 1943, durante l'occupazione nazista di Torino, Luigi
Einaudi, rettore dell'Università di Torino, si rifugia in Svizzera,
passando per la Val d'Aosta.
Il "Diario" parla del periodo 1943-44 da Einaudi trascorso in tutta
la Svizzera, sia nella parte tedesca sia francese. Viaggiando
intensamente, sempre in compagnia della moglie Ida, Luigi Einaudi
ha modo di scoprire la realtà del nostro paese, di coglierne in
profondità lo spirito e di osservare le differenze e le contraddizioni
fra le tre comunità linguistiche, ciascuna con propri problemi e
mentalità. In tal senso, le sue osservazioni sono puntigliose ed
acute, quasi da "svizzero".
Il fatto che l'editore Giulio Einaudi, figlio di Luigi, insieme
con altri protagonisti ancora viventi sono citati spesso nel "Diario",
renderà il documentario molto vivace ed umano.
Ritengo che la descrizione, talvolta ironica e scherzosa, di quell'atmosfera
e di quegli ambienti svizzeri, possa funzionare benissimo ancora
oggi, ed essere integralmente recepita da un pubblico, sensibilizzato
da recenti fatti alla storia della seconda guerra mondiale. Infatti,
proprio nell'ultimo anno tutta quell'epoca della nostra storia
è oggetto di un'ampia ed accesa discussione, che coinvolge i
media e, più in generale, il governo, gli intellettuali e l'opinione
pubblica. Solo ora (naturalmente anche in virtù della forte spinta
che proviene dall'esterno), si aprono - con colpevole ritardo -
i nostri archivi e si intraprendono ricerche anche all'estero, per
analizzare quel periodo. Ho subito approfittato di questo vantaggio.
Il materiale d'archivio darà un'ulteriore dimensione al testo di
Einaudi. Non posso né voglio occuparmi di tutte le annotazioni
di Luigi Einaudi. La scelta dei giorni citati nel "Diario" è
mia, personale e anche storica.
Ho l'impressione che certi racconti di sopravvissuti siano così
forti, così unici, che non necessitano di una "illustrazione" mia
con documenti, film d'archivio o paesaggi. Lascerò raccontare -
non sempre sarà possibile - sui luoghi stessi, la vicenda che ci
interessa nel film. La cinepresa scruterà nei visi e/o nei luoghi
una "verità supplementare".
Le persone intervistate saranno raramente statiche, tenterò sempre
di essere in movimento con loro. Per ogni personaggio intervistato
ho preparato delle domande, ma lascerò parlare le persone liberamente
dopo queste domande iniziali. Ma spesso l'ottica degli interventi
oggi è soprattutto focalizzata su situazioni ed avvenimenti che
riguardano principalmente la Svizzera tedesca. Quanto narrato nel
"Diario" ci darebbe invece la possibilità di descrivere come la
popolazione svizzera viveva l'atmosfera di guerra, e consentirebbe
di rivedere la condizione di esuli, rifugiati militari ed immigrati
da un'angolazione "latina", fin qui raramente trattata nei
documentari e nelle ricerche.
Dal mio punto di vista di autore, ho intenzione di rivisitare gli
ambienti citati da Luigi Einaudi, di ritrovare luoghi e persone
ancora viventi, in Svizzera ed in Italia, soprattutto in Val d'Aosta
e a Basilea. Anche i miei documentari precedenti sono nati sul filo
narrativo della "memoria dei luoghi", in particolare del paesaggio:
un metodo attento alla scoperta dell'individuo, e ricco di fonti
storiche rivisitate con forte impatto affettivo.
Vorrei fare un ritratto di quel periodo servendomi, di sole citazioni
originali tratte dal "Diario", dette dalla voce narrante (fuori
campo) di un attore, con accento del Nord; senza commento didascalico.
Per la parte delle immagini, introducendo materiali d'archivio (brani
radiofonici, di film, fotografie d'epoca, italiane e svizzere) ed
interviste con i testimoni diretti di quell'epoca, in qualche modo
- o quasi sempre - legati al mondo descritto nel "Diario", o direttamente
citati. Ma non vorrei filmare troppa gente che parla.
Momenti poetici non mancheranno. Farò un videofilm d'autore partendo
da un testimone-autore; con tutto il rispetto che ho per la storia
ed il suo cronista. Tramite questo film posso raccontare una Svizzera
sconosciuta a me e ad altri. Il "Diario" mi dà la possibilità di
comunicare questa visione diversa della Svizzera e il clima dell'epoca
ad un vasto pubblico. Speriamo non solo svizzero.
Villi Hermann, settembre 1998 © Imagofilm Lugano
|