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CINEMA SVIZZERO OGGI, Biennale Venezia 1975
di Guglielmo Volonterio
“Cerchiamo...” primo film della Svizzera
italiana ammesso ad assisi internazionali, realizzato
da un giovane ticinese. Il film denuncia le condizioni
dei “frontalieri” stranieri, italiani in particolare,
autorizzati a lavorare in Svizzera ma non a vivervi. Sono
dei pendolari – in numero di oltre 100 mila per
tutta la Svizzera, circa 35 mila per ciò che concerne
il Ticino – che devono percorrere lunghi tratti
di strada per raggiungere il posto di lavoro, sostando
delle ore in dogana, per altro costretti a vivere in una
situazione di estrema incertezza, pur con tutti i benefici
del caso (cambio vantaggioso, piccolo contrabbando). Il
film dimostra come il processo di sottoproletarizzazione
passi attraverso un parallelo processo di apatia e di
disinteresse estremamente fertile per la rinascita del
fascismo.
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L'immagine-parola di Villi Hermann di Domenico
Carosso
estratto dalla pubblicazione: Villi Hermann,
Cinema senza confini.
Edito in occasione della rassegna “Villi Hermann/Daniel
Schmid. Il gioco del reale e del fantastico nel cinema
elvetico”. Roma 1993.
Come Enrico il Verde, protagonista dell'omonimo romanzo
di G. Keller, prima che una metafora del suo Paese e della
sua formazione storica - dai lontani baliaggi (in trasferta
infatti da Zurigo al Ticino), agli attuali cantoni multiculturali
e multilinguistici - è un personaggio in formazione
(dove individuo e società s'incontrano e si scontrano)
dal negativo (la prima edizione del romanzo di G. Keller
si conclude con un suicidio, la seconda più ottimisticamente
guarda ad un certo futuro), così Villi Hermann
contiene nella sua persona e nel suo cinema, attentissimo
alle persone, alle loro storie e alla Storia, il contraltare
all'epico romanzo d'artista nazionale ... Non per preordinata
polemica, ma per dar voce ai tanti (non necessariamente
più piccoli Enrico, o come si chiamino) che al
Paese si sono accostati, più o meno regolarmente
(i frontalieri o lavoratori stagionali), gli operai e
le maestranze per la costruzione del tunnel del Gottardo,
il cui centenario (1878 - 1978) ha dato occasione ad un
film umano ed intenso, duro e polemico, ma sempre molto
attento e direi affettuoso, nonostante qualche spunto
anche giustamente didascalico, al ruolo dei piccoli che,
col tunnel, fanno a modo loro la storia della futura Europa,
vedono al fondo, in uscita dal buio, la luce ...
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Nascita di un cinema “ticinese”?
di Guglielmo Volonterio
Corriere del Ticino, Lugano, sabato 3 agosto 1974
Il film ticinese, vale a dire quella produzione realizzata
da “ticinesi” (tra cui annoveriamo confederati
educati in Ticino che si esprimono in lingua italiana)
impegnata in temi e problemi che riguardano la comunità
svizzera-italiana, riceve oggi una specie di consacrazione.
Non è la prima volta che si gira in Ticino e che
un regista ticinese tenta l’avventura della cinepresa.
Ma è forse la prima volta, grazie a Villi Hermann,
che l’"avventura” viene eseguita con
coscienza di mestiere, vale a dire con coscienza dei limiti
delle proprie possibilità culturali e materiali,
in uno spirito di verifica e di analisi della realtà.
Confesso di essere propenso oggi, in considerazione dell’allarmante,
oserei dire degradante sottosviluppo culturale ticinese,
a tentativi cinematografici intesi a provocare, a contestare,
a distruggere la comoda e irritante immagine di un paese
senza problemi, quale l’economia turistica e la
fantasia infantile di troppi confederati ci hanno imposto.
In altri termini io credo che se dovrà nascere
un cinema ticinese esso dovrà sorgere nel segno
della cultura alternativa, vale a dire nella coscienza
dell’impulso “politico”, che è
esigenza di conoscenza di quell’”altra faccia”
del paese, che è poi la nostra cattiva coscienza:
una “altra faccia” che non è solo materia
di contenuto ma anche di linguaggio, di forma.
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